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       Annie - “Ieri ho telefonato a mia mamma; lei vive un po’ fuori, ma va a Benin City, presso dei  conoscenti che hanno il telefono, apposta per potermi sentire; ci diamo un appuntamento da una  volta all’altra e se ho bisogno di parlarle con urgenza, lascio un messaggio, qualcuno va ad  avvertirla, così posso parlarle poche ore dopo. Le ho detto che non ne posso più di questa vita,  che voglio smetterla con questo lavoro e che voglio tornare a casa. Lei mi ha risposto di  pregare Dio e di andare avanti perché la famiglia ha bisogno del mio aiuto.   Blessing - “Un mese fa sono andata a casa, vicino a Benin City; sono incinta. Mamma avrebbe  voluto abbracciarmi, ma mio padre mi ha cacciata e i miei fratelli mi hanno insultata come fossi  una ragazza cattiva; si vergognavano perché aspetto un figlio da un uomo bianco che non mi  sposa fino a quando potrà divorziare dalla sua moglie italiana; lui mi ha dato dei soldi perché io  tenga il nostro bambino, ma io non so proprio cosa fare. Per questo sano andata a casa. Adesso  sto con degli amici, ma nessuno sa che ho da parte i soldi che mi ha dato il padre del bambino.  A volte penso che ai miei parenti importa solo che io non posso più mandare a casa i soldi che  prima mandavo dall’Italia”.  Beauty -  “Le ragazze sanno che quando arriveranno in Italia dovranno prostituirsi? E le  famiglie lo sanno? Che domande. La risposta non è facile: spesso SI, a volte NO. Gli italos (i  trafficanti) che ci portano in Italia sanno essere molto convincenti: la prima argomentazione  sono sempre i soldi facili e la garanzia di una vita agiata; alle ragazze più sveglie, però, essi  non nascondono nulla e, anzi, offrono consigli ed una vera e propria scuola su come gestire il  rapporto con gli uomini bianchi, per ottenere da loro molto più di un pagamento delle prestazioni  sessuali; alle ragazze più ingenue lasciano credere, invece, ciò che esse sognano: troverai casa,  benessere, lavoro, amore. A quelle che, dopo aver accettato, vorrebbero tirarsi indietro essi  impongono il percorso del non- ritorno, fatto di violenza, di minacce di intimidazioni alle  famiglie”.   Angela - “Non sono comunque moltissime le ragazze che vivono male male il lavoro che sono  costrette a fare; non piace a nessuna, ma convinte o costrette ad accettarlo, si difendono  sdoppiando la loro personalità, disprezzando ed ingannando i clienti più beceri o più stupidi,  giocando con quelli più sensibili, accettando di buon grado ogni possibilità di ottenere doni e  denaro. Lo sdoppiamento ci salva, però, solo apparentemente, perché finisce col farci ammalare  nella testa”.   Afya - “Prima di affezionarmi ad un uomo bianco che avevo conosciuto, mi ci è voluto molto  tempo. Del resto, che cosa può aspettarsi una giovane africana da un uomo bianco, spesso  sposato e con figli, spesso più “sfigato” delle stesse ragazze (molti si avvicinano a queste  ragazze ritenendo che, provenendo da una realtà povera, possano considerare come allettante  anche la più modesta condizione offerta loro) e, magari, disoccupato o ancora studente?”  Asia - “Ciò che rende queste ragazze determinate nell’ingannare anche chi si propone  seriamente di aiutarle spesso non è la condizione umana ed economica del “cliente”, ma la  situazione contingente della ragazza: il debito è sempre più alto di quel che aveva capito; la  clandestinità la perseguita impedendole di trovare casa, cibo, amicizia al di fuori del giro che la  vuole schiava. Ogni ritardo nel pagamento del debito lo accresce e, spesso, anche se pagano  regolarmente, le ragazze subiscono strani incidenti di percorso che le costringono a prolungare  la permanenza nel giro, ben oltre il previsto”.  Cynzia - “Avevo quasi finito di pagare il debito, quando sono stata aggredita per strada da due  bastardi che mi hanno quasi ammazzata; sono finita in Ospedale e poi in Questura, dove mi  hanno fatto un foglio di espulsione. La maman ed i suoi amici mi hanno fatto cambiare città, poi  mi hanno proposto di lasciare l’Italia per andare in Francia o in Spagna. Ma il mio debito è  cresciuto di nuovo. Ho parlato con delle amiche alle quali è successa la stessa cosa, allora ho  capito che sono stata presa in giro e che, se non facevo qualcosa, non sarei mai riuscita a  estinguere il debito”.  Debby - “Io ho pagato fino in fondo il debito, poi ho fatto una festa e ho fatto un regalo alla  maman che è sempre stata molto buona con me. Dal giorno dopo, però, tutto è tornato ad  essere come prima: per l’affitto, il cibo, i vestiti, la famiglia in Africa, mi servivano soldi e io  non avevo né documenti, né lavoro. Mi restavano i clienti e ho ripreso a frequentarne alcuni. Poi  la maman mi ha proposto di usare i miei guadagni per pagare il viaggio in Italia di un’altra  ragazza, che veniva e lavorava per me … e sono diventata una maman”.