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Evelyn - “Ogni volta che telefonavo a casa venivo a sapere che era successo qualcosa di grave:  il mio fratello più piccolo era in ospedale, mio padre aveva perso il lavoro, mia mamma era in  punto di morte. Ero sconvolta e per me è stato durissimo; per un lungo periodo ho mandato a  casa molti soldi per tutti questi problemi, ma il mio debito cresceva ed era diventato più grande  di quando avevo lasciato l’Africa. Mi sono fatta dare dei soldi dai clienti che dicevano di  volermi sposare. Uno mi ha dato molti soldi ed io ho dovuto cambiare città per non incontrarlo  più, perché proprio non sapevo come dirgli che lo avevo preso in giro per avere i suoi soldi e non  intendevo sposarlo. Poi, una mia amica che fa la pettinatrice è andata a trovare i suoi genitori  che vivono vicino ai miei; quando è tornata mi ha raccontato che tutti stanno bene e che mio  papà ha l’automobile”.     Faith - “Alcune mie amiche sono andate in una comunità e hanno fatto la denuncia per avere i  documenti, ma io dico che queste cose non si devono fare: perché mettere in pericolo se stesse  e la famiglia? Nessuno ci aiuta davvero, e quando fai la denuncia resti sola. Se poi impari un  lavoro, comunque non trovi lavoro davvero, perché pochi danno lavoro ad una nera clandestina”.   Grace - “Una mia amica ha fatto la denuncia, poi suo fratello è stato arrestato per colpa sua,  perché suo fratello era nel giro, ma lei non lo sapeva. Adesso la famiglia non la vuole più e  anche i nigeriani in Italia non la vogliono, le hanno fatto delle minacce e le hanno detto che  dovrà fare i conti con il fratello, quando uscirà di prigione”.   Genny -  “Sono sola, non mi posso fidare di nessuno, tutti, se possono, ci sfruttano, anche lo  Stato italiano, ho avuto i documenti con la sanatoria, solo perché pago le tasse ma è tutto così  complicato, i documenti, la casa, il lavoro che la cosa più facile è lavorare in strada…”.    Ylenye - “Ci sono donne italiane che sono venute nella strada a dirci che le prostitute hanno dei  diritti e che la prostituzione è un lavoro come un altro; io non sono d’accordo, appena posso  smetto, ma qua mi sembra che tutti vogliono solo che io faccia la p…”; in strada vengono in  tanti da noi, vengono i clienti, vengono i papagiri, vengono i preti, le suore, i volontari, i  poliziotti e tutti ci dicono cose diverse, ma nessuno ci dà i documenti, la casa e il lavoro e  allora cosa vengono a farci promesse stupide..; quelli che vengono da noi e dicono di volerci  aiutare sono pagati per farlo, prendono soldi e ci sfruttano anche loro, perché non risolvono i  nostri problemi, perché se lo facessero, loro non avrebbero più lavoro; che aiuto è se io ho  bisogno di una cosa e tu me ne dai un’altra e perché per avere aiuto devo fare qualcosa, devo  pregare, fare una denuncia, è tutto stupido e cattivo”.      Hellen - “A me sembra che, prima o poi, in Italia faranno gli eros center e lì si potrà lavorare  con i documenti…allo Stato non importa altro che far pagare le tasse anche a noi, e gli importa  poco se noi desideriamo un altro tipo di vita. A Berlusconi poi importano solo i soldi, non la vita  delle ragazze come me”.  Ifama - “Sarebbe, bello se una ragazza potesse essere regolarizzata da ogni persona che,  nelle condizioni più diverse (come padre, amico, fratello, fidanzato), sia disposta a farlo ed  abbia i mezzi per poterlo fare. Il matrimonio di comodo, inoltre io non lo ho voluto, neppure per  risolvere i problemi di legalità: noi ragazze di Benin City, infatti, sognamo un matrimonio vero,  con un marito vero, con un amore vero”.  Sophia - ”Il mio viaggio in Italia è stato facile, non come quello di tante amiche; dall’aeroporto  di Lagos sono sbarcata a Londra, dove ho passato la dogana senza nessun controllo; c’era un  signore che ha fatto passare me e altre tre ragazze. Sono rimasta a Londra un po’, poi sono  salita su un pullman ed ho fatto il viaggio fino a Torino. Mi era stato detto di fermarmi ad  aspettare al terminal del bus e che qualcuno sarebbe passato a prendermi. Ma per ore non è  passato nessuno. Per fortuna, dopo ore ed ore di attesa, è passata per caso una signora  africana che mi ha chiesto che cosa facevo e mi ha portata a casa sua….. Credevo che quella  donna fosse la mia benefattrice, per questo ho contribuito a pagarle le spese di affitto di una  stanzetta (500 euro al mese), le ho fatto lavori e lavoretti in casa, ecc. ecc. Quando mi hanno  raccontato che quella donna aveva fatto lo stesso gioco ad altre ragazze e che – quindi – anche  quella era una maman, non ho voluto accettare la verità. In realtà, la donna mi ha estorto  denaro e mi ha mandato in strada, perché diceva che non c’era altra possibilità, ma lo ha fatto  con le buone maniere. Alla polizia la donna è nota per aver saputo usare ben altri modi con  ragazze che non volevano lavorare in strada per lei…”.